lunedì, 29 giugno 2009
da oggi potete contarli sulla punta delle dita

l'otto di luglio succede una cosa importante.

back

















vediamo chi indovina.

front

















(avevo ventitré anni quando ho scritto il primo capitolo di cornflake. tra qualche settimana ne avrò trentuno. non sono mai così fiera di me come quando lavoro sulla lunga distanza. non sono mai così fiera di me come quando porto a termine ciò che ho iniziato)
sabato, 20 giugno 2009

milano, sabato venti giugno duemilaenove

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era stato pensato come un sabato in piscina.
va trasformandosi in un sabato al parco,
perché c'è più aria da parco che da piscina,
e perché, in fondo,
sono libera di fare quello che voglio.

ci pensavo stamattina.
c'è chi a trent'anni ha una vita risolta:
un lavoro in qualche modo solido,
una famiglia,
una casa,
un marito,
una macchina e dei bambini.

io ho una vita tutta scombinata.
di mestiere faccio la scrittrice,
(che è quella cosa che tutti ti chiedono, sì, ma per vivere?)
non ho una famiglia, non ho una casa,
non ho una macchina né dei bambini,
non ho un marito e non ho nemmeno un fidanzato.

questa è una lista delle cose che ho:
una salute di ferro, un corpo che funziona, un cervello altrettanto;
una quasicasa, incrociamo le dita, nel posto più bello del mondo;
un certo numero di amici meravigliosi, uno più splendido dell'altro, e vanno ad aumentare;
un exfidanzatomiglioreamico, un'amicamoglie, un coso, un chissàchecosè;
due libri all'attivo, un terzo che esce a luglio;
un gatto immaginario, bianco di nome e di fatto;
un milione di idee e di progetti da portare avanti;
la forza di farlo e gente che mi sta a sentire;
una fortuna sfacciata;
una voglia di vivere molto dura a morire.

ne resterebbero altre due milioni, di cose da elencare, ma la più importante, base e condizione del resto, l'ho capita stamattina:
nei limiti dell'umanamente possibile, e del ragionevolmente accettabile,
sono libera.

libera di fare, disfare, amare, essere me stessa, reinventare il mondo, partire domani, tornare tra tre anni, tirare testate contro tutto ciò che non mi piace, regalarmi esattamente la vita che voglio.
libera.
e proprio per questo, infinitamente leggera.

molti a cui l'ho detto l'hanno vista come una croce.
io me la rido.
count your blessings, kids.
to each their own.

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categoria:sono felice, mitologia, zeta reticoli
mercoledì, 10 giugno 2009
fumettisti e illustratori all'ascolto!

è il vostro momento. anche se probabilmente già l'avete letto di là. comunque, rimpallare una buona causa non fa mai male:

cliccami!

partecipate, partecipate, partecipate. io lo farò. con un'illustrazione di Cornflake, nello specifico. che ovviamente nessuno comprerà.
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categoria:aiuto, bling blong
sabato, 06 giugno 2009
stessa feltrinelli, nove mesi dopo

set













giu













settembre 2008, giugno 2009.
non ci farò una lira di royalties, ma ho qualcosa come quarantamila persone a cui dire grazie.
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categoria:mitologia, all work and no play, centouno cose
sabato, 30 maggio 2009
le piccole grandi scoperte di micol su micol



ho la sfiga di avere sempre molto chiaro in testa qual è la scelta giusta da fare, e quale quella sbagliata. per stare bene con me stessa devo cercare di fare sempre quella giusta, e quando sbaglio devo assumermene ogni responsabilità. sono troppo consapevole per inventarmi cazzate del tipo, non me n'ero accorta. il fatto di essere quasi impermeabile alle tentazioni e di avere la testardaggine gnucca di un somaro sardo mi permette lo stesso di dormire serena quasi ogni notte. poi certe mattine mi sveglio e sei lì. il letto singolo è diventato meno scomodo, ci hai fatto caso? forse due cose le abbiamo imparate, su come incastrarci l'uno nell'altra. comunque prima di iniziare a muovermi ti guardo per cinque minuti buoni. incamero, sorrido, ti rimetto al tuo posto. esattamente lì dove devi stare, tra i motivi per cui lo faccio. poi mi alzo, e ricomincio.
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categoria:sono felice, illuminazioni
lunedì, 18 maggio 2009

se c'è una cosa che amo di te è che sei una persona sincera

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dichiaro ufficialmente aperta la stagione delle merde. sono nell'aria peggio dei pollini: dall'ex che rivuole indietro il suo giocattolo alla nuova frequentazione che non ti aggiunge su facebook, dal più classico ho avuto un'infanzia difficile al più esotico ci dobbiamo lasciare entro il mese prossimo perché parto per formentera e se mi lego a te sento che mi mancheresti troppo. a proposito di balle spaziali, da quel punto di vista devo dire che a me è sempre andata di gran lusso. oddio, lusso forse non è la parola più adatta. sta di fatto che mi è sempre stato spiattellato in faccia tutto: da corna passate, presenti e in qualche caso addirittura future (genere broker: tieniti pronta che succederà) ai due hard disk esterni dedicati al porno (uno solo per l'anal) scaricati in mesi di notti insonni. che vi devo dire? c'avrò la faccia simpatica. con me l'uomo medio si sbraca in due secondi netti: birra, mutande, sincerità e rutto libero. ecco un ameno ripescaggio delle meglio dimostrazioni di spontaneità raccolte negli ultimi anni.

repertorio 1: impara l'arte e mettila da parte

"non è vero che non ti metto mai nelle cose che scrivo! qui per esempio sei evidentemente la sorella della fidanzata del coprotagonista che alla fine la prende in culo".

"sai, da quando sto con te sto così bene che non ho più nessun tipo di ispirazione per i miei spettacoli teatrali".

e la migliore:

[accordo di chitarra elettrica e sguardo intenso] "da quando sto con te non mi vengono più pezzi hardcore".

per la totale rovina o deviazione della tua carriera artistica, citofonare micol.


repertorio 2: le modelle si mettono sempre coi calciatori

"è sempre così, le ragazze belle non si mettono mai con quelli come me".
"ah grazie".
"ma no, amore, che hai capito! io intendevo.. quelle belle".

"l'anno scorso a donne mi è andata proprio da dio, solo fighe altissime e con gli occhi azzurri, poi a dicembre sei arrivata tu".


repertorio 3: ho un passato e non ne faccio mistero (o, effetto don juan de marcos)

"no, io non ho amiche donne. è che sessualmente mi sento attratto da quasi tutte e in genere finisco con l'andarci a letto, solo che poi non prendono bene il fatto che non me ne innamoro, per cui difficilmente restiamo amici".

[funziona meglio se buttato lì durante una serata in compagnia dall'uomo adorabile ma un po' introverso che frequenti da circa un mese e che fino a quel momento non ha mai accennato ai suoi trascorsi sentimentali]


repertorio 4: mi piaci tanto e te lo volevo dire

"hai qualcosa di diverso. sei ingrassata?"
"ma no.. forse il taglio di capelli.."
"no no, il taglio di capelli è carino".

"ma tu dovresti essermi grata del fatto che nonostante ti trovassi non tanto carina e pure un poco stupida te lo volessi infilà lo stesso".

"amore, stai in gran forma! hai giusto un filo di cellulite".

e non dimentichiamoci la prima cosa che mi ha detto un tizio di cui non ho mai saputo il nome nell'infilarmi graziosamente una gamba tra le gambe:

"io a te ti metterei scomoda".


repertorio 5: è ovvio che stai cercando di dirmi qualcosa, ma non capisco esattamente cosa

[via sms] "okay, allora ti chiavo appena arrivo a milano"

"ehi, passo da te stasera! ho dietro il film di cui ti parlavo".
"bello. me lo presti?"

"è colpa tua! sei tu che non sei sicura di voler stare con me. e io non posso stare con una donna che non è sicura di voler stare con me. poi finisce che faccio cose di cui potrei pentirmi".
"..."
"..."
"amore, hai già fatto qualcosa di cui potresti pentirti?"
"mi stai chiedendo se ieri sera sono stato a letto con un'altra?"

[alle quattro di notte, rigirandosi nel letto] "cazzo, ma sei ancora qui?"


repertorio 6: forse non lo sai ma pure questo è amore (questa la mandiamo a friends)

"no, mi sa che non l'hai sognato, ieri notte prima di addormentarmi devo averti detto ti amo. però non volevo dirlo. cioè, ero stanca, ubriaca e non sapevo quello che dicevo. la giuria può non tenerne conto?"
"sì sì, non c'è problema. anche perché questo mi scagiona completamente dall'averti dovuto rispondere".
"..."
"..."
"sei meraviglioso".
"ma scusa, pensa se poi l'avevo sognato e nel mezzo della notte rispondevo a voce alta "anch'io!", e tu ti svegliavi e mi dicevi: "ma che cazzo stai dicendo?".

ogni giorno è san valentino in sincerolandia.

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categoria:parole sante, mitologia, meh , micol e le sue minchiate
domenica, 03 maggio 2009
la storia dell'uomo che alla fine muore a penna

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ieri ho letto per la prima volta una storia che hai scritto. è la storia di un uomo disegnato a matita, che cammina attraverso una specie di deserto. gli capita d'incontrare solo cose o persone disegnate a penna: una madre, un orso di pezza, un cane morto, un cervello, una donna di vento. ho dimenticato di dire che all'uomo disegnato a matita manca il braccio sinistro. mentre leggevo hai buttato lì quasi casualmente che il braccio sinistro è collegato all'emotività; secondo me stavi cercando di portarmi fuori strada, magari addirittura senza accorgertene. comunque alla fine della storia l'uomo ritrova il suo braccio sinistro, e si ricongiungono: il tratto che li delinea si scurisce a poco a poco, e l'uomo muore a penna. o l'uomo a penna muore, a seconda dei punti di vista. ecco, dopo aver finito di leggere la tua storia, come al solito senza dirtelo, ho cercato il mio posto tra le sue pagine. le ho scorse all'indietro esaminando tutto, senza tralasciare nemmeno lo sfondo. alla fine ho sorriso; proprio non c'ero, in quel deserto a penna. se mi fossi vista, di sicuro mi sarei riconosciuta: un altro essere umano, preferibilmente femmina, con un piccolo groviglio magenta all'altezza della pancia, pastello o acquerello, decidi tu. probabilmente sarei stata intenta a fare qualcosa di poco plausibile, tipo setacciare la sabbia in cerca di fiori. credo che al suo passaggio avrei richiamato l'attenzione dell'uomo senza un braccio, e se non mi avesse mandata via l'avrei accompagnato per un tratto. avremmo parlato di penne e matite, di braccia sinistre e grovigli magenta, e di qualunque cosa ci fosse venuta incontro in quello strano deserto vuoto e pieno. non credo che gli sarei stata di grande aiuto nella ricerca del suo braccio sinistro; anzi, può darsi che gli avrei pure allungato la strada di qualche giravolta. certo, se gli fosse capitato di scorgere il suo braccio mentre camminava con me, l'avrei lasciato andare; scappando di corsa, tra l'altro, per non vederlo morire. comunque credo mi sarebbe piaciuto tanto, camminare insieme all'uomo senza un braccio. magari fianco a fianco, con un braccio intorno alla sua vita. se ci pensi torna comodo, è proprio dalla parte del mio lato debole.

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categoria:racconti, sono felice
giovedì, 23 aprile 2009
e più mi vorrai e meno mi vedrai e meno mi vorrai e più sarò con te



voi fate finta di niente, io devo un post a Tiziano Ferro.

comincia tutto alla fine della prima storia, otto anni dai venti ai ventotto, una cosuccia da niente. in preda a sindrome da allegro chirurgo micol decide che è giunto il momento di strapparsi una costola e si trasferisce da milano a roma. siccome però che è stupida continua a sentire il suo ex, ogni giorno, più volte al giorno. normale, no? son rimasti così amici.

un mesetto più tardi micol ritorna a milano in visita. rivede l'ex, l'ex la accompagna a prendere il treno, sono in macchina e c'è la radio accesa. puntuale e opportuna come una colica renale poco prima dell'arrivo in stazione parte la seguente:

un po' mi manca l'aria che tirava

con quella morbosità sottile che ti spinge a guardare i film horror tra le dita micol e l'ex si mettono in ascolto loro malgrado. fino a tutta la prima strofa tiziano tiene botta: non cede, non piange, non farà niente di simile. è chiaramente un uomo tutto d'un pezzo: sì lo ammette, un po' ti pensa, ma si scansa, non lo tocchi più.

poi parte il ritornello:

solo che pensavo a quanto è inutile farneticare
credere di stare bene quando è inverno e te
togli le tue mani calde
non mi abbracci e mi ripeti che son grande
mi ricordi che rivivo in tante cose
na na na na na na
case libri auto viaggi fogli di giornale
che anche se non valgo niente per lo meno a te
ti permetto di sognare
e se hai voglia di lasciarti camminare
scusa sai non ti vorrei mai disturbare
ma vuoi dirmi come questo può finire?
non me lo so spiegare, io
non me lo so spiegare


sulle ultime sillabe della seconda strofa micol decide che ne ha avuto abbastanza (capirai, tanto la canzone è finita) e con la mano sul coltello rigirato in pancia scende dalla macchina, si trascina fino al treno e si fa tutto il viaggio di ritorno tra no no no e na na na, salvo scaricarsi non me lo so spiegare appena arrivata a roma e impararla a memoria in mezza giornata netta.

uno a zero per tiziano.


cambio di scena. è roma, è estate, micol si è innamorata per la seconda volta e sta attraversando una fase un po' travagliata, tipo che si sono lasciati e ripresi una decina di volte, tipo l'ultima tre giorni prima. un bel mattino la coinquilina accende la radio e a micol par di riconoscere una voce familiare:

e capendo che ti ho persa ti scatto un'altra foto

intuendo che tiziano si sta nuovamente facendo i cazzi della sua storia, e con quel sano e robusto masochismo che tende a contraddistinguerla in determinate fasi della sua vita, micol si dispone immediatamente all'ascolto:

perché piccola potresti andartene dalle mie mani
ed i giorni dapprima lontani saranno anni
e ti scorderai di me
quando piove e i profili e le case ricordano te
e sarà bellissimo
perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te


e a seguire:

io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
e tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse
e voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
e voglio indifferenza se mai mi vorrai ferire


su non basta più il ricordo/ora voglio il tuo ritorno, le viscere attorcigliate come fusilli, micol richiama l'amato bene e patteggia l'undicesima, vana, possibilità.

due a zero per tiziano.


riavutasi dallo choc delle prime due relazioni micol comincia a indagare e scopre che non è l'unica a soffrire di tizianoferrite: quasi tutte le sue amiche, e buona parte dei suoi amici, ne vengono colpiti a intervalli più o meno regolari. comprende quindi la vera funzione sociale di tiziano: egli si strugge per noi, secondo il principio esemplarmente sintetizzato una notte in quel di mantova: "tiziano lo sa".

tutto torna, anche a riascoltare il ritornello di certi vecchi pezzi:

di sere nere
che non c'è tempo, non c'è spazio, e mai nessuno capirà


voi ripensatemi al demone interiore, e capirete che intendo.

la prova definitiva, però, la si è avuta l'ultima volta a roma. incrocio sull'appia: le macchine passano nonostante il semaforo rosso. in attesa davanti alle strisce micol e bea, fida compagna di tizianoferrite, si guardano, comprendono il significato del tutto e rivolte al semaforo partono in coro:

il tuo è un rosso
relativo


chiuderei con uno scoop dell'ultimo minuto. pare che tiziano abbia dichiarato in un'intervista che vuole smettere di struggersi e che il suo prossimo album sarà un inno alla gioia.
tiziano, ascolta una cretina.
non farlo.
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categoria:parole sante, tiziano ferro, meh
domenica, 19 aprile 2009

in effetti potrei anche appendere fuori un cartello

silence













lo so, non rispondo alle mail, e a volte nemmeno ai messaggi. lo so, non è giusto, una mica può prendere e sparire così, senza dare spiegazioni. e poi vi avevo abituati che c'ero sempre. magari tra voi c'è persino
 chi pensa che me la tiri. invece no, me ne sto solo per i fatti miei. concludo lavori, porto avanti progetti, mi prendo cura del manipolo di persone che amo. non sono tanti, però sono meravigliosi. e poi c'è quel famoso qualcos'altro, che è ancora un po' come camminare sul filo. perché le cose belle devi meritartele, anche se non vengono col libretto di istruzioni. specie, se non vengono col libretto di istruzioni. e penso al mio parlar d'altro, e penso al tuo silenzio. e penso che intanto, finora, nessuno dei due se n'è andato. il muro ha qualche crepa in più, ma è solo da lì che la luce può entrare. questa l'ha detta Leonard Cohen, non io. io posso solo aggiungere che a volte è meraviglioso quando i muri crollano. non perché sventrati dal fuoco nemico, ma per stanchezza del loro stesso essere impenetrabili. chi lo sa, magari anche questa la capiamo in due. sarebbe abbastanza, non credi? sarebbe già più che abbastanza.

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categoria:sono felice, all apologies, che più nuova non si può
mercoledì, 01 aprile 2009

you name it (o, il fanciullino pascoliano e le relazioni)



ogni tanto capita che in due settimane micol dorma fuori quattro volte, segno inequivocabile che qualcosa bolle in pentola.
a un certo punto, necessariamente, si trova di fronte la sua bionda madre.

- ce n'è uno nuovo? 
- sembrerebbe.
- e questo come lo cataloghiamo?

conscia del fatto che la risposta cui la sua bionda madre aspira è "il padre dei tuoi nipotini", ma incapace tuttavia di raccontar palle, micol cerca un modo carino di metterla.

- uno che sto frequentando..
- un altro scopamico?
- eh.

negli ultimi mesi la disillusione della bionda madre è diventata tale che ormai se apre bocca è per chiedere:

- voglio saperlo?

di norma, la risposta è no.

nonostante questo, e pur con tutte le cautele del caso, nelle ultime settimane ha captato anche lei un certo wind of change. è lì che vola basso come un avvoltoio albino, in cerca di un qualunque segno di cedimento su cui far perno.

ieri ha provato a cambiare tattica.

- e insomma state insieme?
- non se ne è mai parlato, mamma.
- però siete uno nella vita dell'altra.
- sì, questo credo di potertelo confermare.
- e che ci fate?

ci ho pensato, e mentre ci pensavo mi sono accorta che non stavo cercando di indorare la pillola a mia madre, ma di dare il nome a una cosa che io stessa non ho la più pallida idea di cosa sia.

alla fine ho risposto:

- ci rendiamo felici, credo. 

troppo generico per soddisfare una bionda madre.
molto vero, però.

postato da: lulabelle alle ore 22:18 | Permalink | commenti (13)
categoria:sono felice, viva la mamma, angelo del karma