milano, sabato venti giugno duemilaenove

era stato pensato come un sabato in piscina.
va trasformandosi in un sabato al parco,
perché c'è più aria da parco che da piscina,
e perché, in fondo,
sono libera di fare quello che voglio.
ci pensavo stamattina.
c'è chi a trent'anni ha una vita risolta:
un lavoro in qualche modo solido,
una famiglia,
una casa,
un marito,
una macchina e dei bambini.
io ho una vita tutta scombinata.
di mestiere faccio la scrittrice,
(che è quella cosa che tutti ti chiedono, sì, ma per vivere?)
non ho una famiglia, non ho una casa,
non ho una macchina né dei bambini,
non ho un marito e non ho nemmeno un fidanzato.
questa è una lista delle cose che ho:
una salute di ferro, un corpo che funziona, un cervello altrettanto;
una quasicasa, incrociamo le dita, nel posto più bello del mondo;
un certo numero di amici meravigliosi, uno più splendido dell'altro, e vanno ad aumentare;
un exfidanzatomiglioreamico, un'amicamoglie, un coso, un chissàchecosè;
due libri all'attivo, un terzo che esce a luglio;
un gatto immaginario, bianco di nome e di fatto;
un milione di idee e di progetti da portare avanti;
la forza di farlo e gente che mi sta a sentire;
una fortuna sfacciata;
una voglia di vivere molto dura a morire.
ne resterebbero altre due milioni, di cose da elencare, ma la più importante, base e condizione del resto, l'ho capita stamattina:
nei limiti dell'umanamente possibile, e del ragionevolmente accettabile,
sono libera.
libera di fare, disfare, amare, essere me stessa, reinventare il mondo, partire domani, tornare tra tre anni, tirare testate contro tutto ciò che non mi piace, regalarmi esattamente la vita che voglio.
libera.
e proprio per questo, infinitamente leggera.
molti a cui l'ho detto l'hanno vista come una croce.
io me la rido.
count your blessings, kids.
to each their own.